di Gianni Tirelli
“Immaginiamo il pianeta terra come una grossa arancia dove, migliaia di sottilissime cannucce, penetrandola, la svuotano, prosciugandola dal suo succo vitale.
Presto, l’arancia, perderà per sempre la sua elasticità originale, trasformandosi in un corpo rigido, vacuo ed estremamente leggero – questo è ciò che succede alla Terra”
Il meccanismo che innesca gran parte dei moderni terremoti, è lo stesso che produce le voragini che si aprono sul suolo della città di Napoli.
L’uomo industriale, per oltre cento anni, ha vampirizzato il sottosuolo terrestre, defraudandolo da gas, petrolio, acqua e minerali.
Questa ininterrotta “operazione sanguisuga”, ha reso la crosta terrestre fragile, vuota e rigida.
In mancanza di questi elementi, che hanno la funzione di ammortizzatori, queste enormi cavità, svuotate del loro contenuto, tendono, alla prima scossa, a implodere su se stesse, dando origine ai moderni terremoti.
Lo stesso fenomeno, in scala infinitesimale, ma del tutto identico, lo possiamo applicare alla città di Napoli e alle sue voragini. Non dimentichiamo, inoltre, che tutto ciò che l’uomo industriale sottrae al sottosuolo, si trasforma – per un processo, di combustione – in CO2 e varie altre formazioni gassose inquinanti che, a tempo debito, innescheranno una apocalittica reazione chimica.
Una seconda parte di quelle che, comunemente, vengono definite risorse energetiche, muteranno la loro originaria natura in rifiuti tossici perenni e quotidiana spazzatura incenerita dentro “moderni forni crematori”.
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