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Nella scena immortalata dal cameramen di Servizio Pubblico durante la manifestazione di sabato a Roma non ci sono solo Deborah e Andrea, i due giovani picchiati dagli agenti di polizia (uno dei quali ha deberatamente calpestato la ragazza). A ben guardare, sullo sfondo degli scontri - in una delle fasi più concitate di tutta la giornata – c’è un uomo su una sedia a rotelle. Indossa una t-shirt azzurra e un gilet nero. Ha le braccia protese verso un manifestante, presumibilmente proprio Andrea, che viene trascinato via di forza da un agente in borghese, lo stesso che ha calpestato la sua compagna. L’uomo sembra gridare qualcosa al poliziotto, e se potesse si alzerebbe e proteggerebbe quel ragazzo che potrebbe essere suo nipote. In pochi hanno notato il dettaglio. In pochi si sono chiesti chi fosse quell’uomo.

Ebbene, quell’uomo non è un passante qualsiasi. Né – come hanno scritto molti utenti dei social network – un disabile sfortunato, incappato per caso in una manifestazione. No, quell’uomo si chiama Pasquale Valitutti: soprannominato Lello, ha attraversato mezzo secolo di lotte politiche e, malgrado da anni sia costretto su una sedia a rotelle, continua a partecipare alle manifestazioni, anche alle più dure e pericolose. Lo scorso 19 ottobre è stato immortalato con una bomboletta spray in mano mentre spruzzava su una camionetta della Guardia di Finanza. Un’altra foto lo ritrae mentre fronteggia un plotone di celerini in assetto antisommossa: il pugno chiuso, il corpo protratto in avanti. Lo vedi, e capisci che se potesse si alzerebbe dalla sedia e fronteggerebbe quello schieramento di agenti.

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Chiariamo una cosa…

Nella vita si può scegliere che cosa essere…

Se si diventa poliziotto si accetta di difendere le istituzioni repubblicane, i politici e lo stato borghese. In questo non c’è nulla di onorevole, si tratta soltanto di uno scambio di prestazione in cambio di salario, un patto per corrispettivo, un banale rapporto di lavoro, un contratto come tutti gli altri. Nel momento in cui pezzenti, senza casa, migranti, giovani precari, disoccupati, studenti decidono di scendere in piazza per esprimere la loro rabbia rispetto ad un barbaro sistema capitalista che li vuole sempre di più in miseria, nell’assedio ai responsabili delle politiche affamatrici imposte dalla troika e nell’esplosione della sacrosanta collera sociale, diventa inevitabile lo scontro con la polizia.

Le forze armate dello stato, infatti, esercitano per conto di chi governa il monopolio della violenza legale nei fatti sempre rivolto a reprimere il dissenso dei poveri che cercano di ribellarsi contro i ricchi detentori del potere. Se poi un ministro segretario di un partito di mafiosi, corrotti e poltronari, inveisce sui “bravi ragazzi” dei 12 aprile che lottano contro l’austeriy, mentre candida al sud condannati per mafia e ruberie milionarie come Cesa e Scopelliti, si ha la prova provata di quanto sia auspicabile che i poliziotti prendano più mazzate possibili. Perchè è proprio grazie alle forze dell’ordine borghese che i vari Renzi, Alfano, Scopelliti, Schifani, Salvini, Lupi, ect…ect..godono dei privilegi e dell’autorità necessaria per decidere sulla vita di milioni di persone. Sono le polizie che servono lo stato preservandone il sistema d’oppressione e sfruttamento.

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Qui sotto vi proponiamo una bella lettera di Chiara, pubblicato sul sito “macerie“. Ne approfittiamo pure per comunicarvi una novità importante: le indagini contro i quattro arrestati il 9 dicembre sono state chiuse e il processo si aprirà il 18 maggio prossimo, con il rito del giudizio immediato, davanti alla Corte d’Assise di Torino.

«Carcere delle Vallette, 20 gennaio 2014

Se potessi scegliere mi troverei proprio dove sono.

Tra i sentieri della Valle, per le vie di Torino, con i miei compagni o specchiandomi negli occhi di donne e uomini sconosciuti, imparando ad ascoltare, scegliendo di aspettare, correndo più veloce.

Mi troverei dove si scopre il sapore dolce e intenso della lotta, qualcuno ti stringe la mano che trema e si getta il cuore oltre l’ostacolo. Lì dove il caldo, continuo e tenace abbraccio della solidarietà non permette a chi è isolato di sentirsi solo, libera la passione di chi è prigioniero e riempie la stanza di presenze amiche.

29 marzo 2014

I briganti son tornati

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Accade quando ad essere in pericolo è la terra. È la storia della Calabria, che dormiente pare e sempre m’è parsa. Ma la terra, la terra non si tocca.

Da una parte un colle in salita, dall’altra la discesa del fianco della montagna. In fondo alla valle la città. Dormiente la città, sveglia la preSila, in una fredda notte di febbraio.

Ritrovi persone che non vedevi da molto tempo; incontri nuova gente, occhi nuovi e occhi a cui l’anima sente di appartenere da sempre. In poco tempo, nasce un nuovo movimento.

Le assemblee, le notti intorno al fuoco, per presidiare l’accesso alla discarica. Ogni nuova mattina è la mattina in cui passeranno i camion per sversare la spazzatura di una regione in emergenza. La direzione della lotta cambia a poco a poco. Si parla di “tal quale”, spazzatura priva di pretrattamento; si negozia; i sindaci fanno il loro buon gioco da scribacchini. Ci è negata identità di soggetti politici, non siamo invitati a sedere ai tavoli ufficiali delle trattative dove i Pugliano di turno propongono la fetta di torta ai sindaci, ai mafiosi che gestiscono la questione rifiuti in Calabria, ai tecnici. Noi restiamo fuori, pur presenti ma assenti.

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La vita moderna ha per fulcro il lavoro salariato. L’agenda neoliberale e l’etica protestante hanno speso molte energie per una campagna ideologica con cui fare del lavoro il centro di tutto, la strada per accedere al credito e ai beni di consumo. Quel mondo è in crisi. Anche se la cultura del “fa’ ciò che ami” è ancora molto forte e restiamo circondati da un coro senza fine a favore del lavoro, si sono aperte crepe impensabili. Sempre più persone quando non sono al lavoro a fare soldi, sono impegnate duramente su progetti che hanno scelto, in cui possono creare e, lavorando gratuitamente, smettono di sostenere l’ideologia del lavoro. Capita, ad esempio, negli spazi di riparazione di bici fai da te, negli orti comunitari, nei progetti di software libero indipendente che il mercato, infatti, vorrebbe fagocitare. Ma quando la vita quotidiana si basa su “collettività orizzontali autogestite nei luoghi di lavoro, nel vicinato, nelle scuole, città”, spiega Chris Carlsson, la trasformazione sociale è profonda. Non sappiamo bene come favorirla, di sicuro molti hanno cominciato a cercare “la strada per una vita radicalmente migliore di quella del mondo in cui viviamo ora”

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di Gianni Tirelli

“Il falso, è un fondamentale del relativismo e fratello gemello dell’ossimoro – I due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il nazismo”

Questi ultimi cento anni di storia sono stati caratterizzati da una crescita esponenziale della violenza, della paura, della crudeltà e della mortalità. Una escalation sistematica dell’orrore che non ha eguali nella storia dell’umanità. Due guerre mondiali (70.000.000 di morti), il nazifascismo e la bomba atomica, sono state le prove che hanno anticipato il debutto, della più inimmaginabile tragedia umana che, nel liberismo relativista, incarna quint’essenza del maligno al potere. In questa guerra al massacro le armi tradizionali, spade, alabarde, balestre, archi, frecce e olio bollente sono state bandite per sempre, a favore delle più moderne e funzionali, di distruzione di massa. Frutto insperato dello sforzo comune di autorevoli scienziati, studiosi e ricercatori!!!!!!!

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Riportiamo qui un altro contributo scritto sulle mobilitazioni contro la discarica di Celico di questi giorni. Dopo la giornata di sabato che ha visto il blocco dei camion pieni di riifuti in entrata a Celico, nella giornata di ieri si sono verificati altri blocchi. La popolazione della presila non sembra arrendersi, e anche questa mattina si è mobilitata per ostacolare l’accesso ai camion. Presente in forze anche la polizia che ha caricato i cittadini e le cittadine che si trovavano lì, come racconta l’audio a seguire.

“E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l’erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, È MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà…”

Carmine Crocco

A Celico, sulle montagne presilane, continuano ad arrivare minacce di diverso tipo.

2 marzo 2014

La nostra rivoluzione

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Cosenza.

Soffoca in mezzo al caos.

Muore ogni volta che vince chi l’ha ridotta un circolo vizioso di massoni. Chi l’ha voluta sporca, incapace, incivile … serva silenziosa dei pochi cinghiali al potere.

Ma non chiedeteci perché andiamo via. Chiedeteci perché restiamo.

Perché, ostinati, non molliamo la presa su una terra consumata fino all’osso da chi ne ha fatto il suo personale orinatoio.

Chiedeteci perché restiamo, perché sopportiamo d’essere ricoperti d’immondizia ed escrementi. Perchè, nonostante il puzzo acido che ci stringe la gola, restiamo. Ancora qui.

Non chiedeteci perché andiamo via. Chiedeteci perché restiamo, perché – soffocati in spazi stretti ed intersezioni che nascondono le più abiette verità – resistiamo, pensiamo, parliamo.

 

… Perché non abbiamo nient’altro che la parola, perché la nostra rivoluzione la facciamo pensando. Perché ci hanno abituato ad elemosinare assistenza, a lamentarci per l’inerzia di altri, a mendicare dignità, a stringere le spalle di fronte alle più indicibili violenze, a non sentire il bisogno di giustizia.

Non chiedeteci perché andiamo via, chiedeteci solo perché restiamo, perché sputiamo in faccia a chi ci vorrebbe sempre così, perché ci appare ridicolo un “governo del cambiamento” che, però avalla il veleno di sempre, quello che vorrebbero ci scivolasse rapidamente addosso, immobilizzandoci … come sempre.

Ma siamo stanchi e le spalle … le abbiamo forti. Le idee sono granitiche, e le parole … inarrestabili. Ne abbiamo abbastanza di tracce di vita sparpagliate in mezzo al fango di questa tragicomica gestione politica.

Non siamo noi a dover andare via.

Noi abbiamo solo questo …. idee, parole e questo spazio di terra. Continuiamo a pensare, a parlare, perchè è questa la nostra rivoluzione.

***

“Scrivete la verità perchè la parola viva, perchè nascosto sotto il velo, il pensiero – avvolto come una molla – scattando all’improvviso, uccida“.

(Feniks 66)

fonte: Just Laurè

Potrebbe essere il “colpo finale”, quello che distruggerà definitivamente l’Italia.

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di Giuliano Polichetti

Ci siamo spesso occupati di inquinamento atmosferico, in particolare di PM (polveri sottili), e abbiamo visto le correlazioni esistenti tra di esse e numerosissime patologie (malattie cardiovascolari, respiratorie, difficoltà riproduttive e altre). Sono ormai anni che il mondo scientifico produce evidenze clamorose in tal senso, ma quasi mai riesce a sortire effetti che conducano politici e società civile a un cambio di rotta, a incoraggiare i cittadini ad assumere stili di vita meno impattanti e a tutelare l’ambiente in cui viviamo e il cibo di cui ci nutriamo. Eppure proprio la scorsa settimana l’IARC (International Agency for Research on Cancer), un ramo dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che si occupa esclusivamente di sostanze in grado di indurre neoplasie, ha ufficialmente riconosciuto l’inquinamento atmosferico e in particolare il PM come agente cancerogeno, in grado cioè di fare sviluppare a qualunque essere vivente molteplici tipologie di tumore. La conclusione? Più viviamo in ambienti inquinati più abbiamo la possibilità di sviluppare il cancro.


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