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In Palestina non c’è solo Hamas, ci sono partiti diversi come in Israele e come in qualsiasi altra parte del mondo. In Palestina ci sono anche forze laiche e anticapitaliste, sicuramente quelle a cui noi ci sentiamo più vicini. Abbiamo chiesto ad Ares, un compagno palestinese, un contributo per la pagina che pubblichiamo con grande piacere.

«Il più grande colpevole di quello che sta succedendo a Gaza è semplicemente il capitalismo. E tutti i suoi figli, sionismo, colonialismo, nazionalismo, li trovi sempre lì a distribuire disuguaglianza, morte, distruzione e profitti per pochi.

Perché non sono gli ebrei che bombardano Gaza, ma idioti che si nascondono dietro un’idea di nazionalismo religioso, che si chiama sionismo ed è nato 100 anni fa da uomini d’affari che cercavano una terra dove fare uno Stato. Ma gli ebrei già vivevano in Palestina, convivevano con cristiani e musulmani. Gli ebrei, musulmani e cristiani hanno sempre convissuto in tutto in tutto il mondo arabo, dal Marocco allo Yemen.

11 luglio 2014

Speciale Mose

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di Marco Cedolin

Il MOSE (acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico) si pone nell’ambito delle grandi opere con la peculiarità di essere un progetto caratterizzato dalla sua “unicità” non esistendo nel mondo opere analoghe per grandezza ed impatto ambientale , né un problema analogo come complessità a quello che l’infrastruttura si propone di risolvere.

Il fenomeno dell’acqua alta, costituito da un’alta marea particolarmente significativa, caratterizza da sempre la laguna veneta e crea particolari disagi nella città di Venezia, determinando l’allagamento di piazze, abitazioni ed esercizi commerciali.
Nel corso dell’ultimo secolo il problema si è acuito notevolmente a causa del progressivo ridimensionamento della differenza fra il suolo della città e il livello del mare…..

che è stato calcolato in circa 25 cm. Fra le varie concause che hanno contribuito a determinare lo “sprofondamento” di Venezia molte di esse sono direttamente imputabili all’intervento umano, altre come l’innalzamento degli oceani a causa dell’effetto serra lo sono indirettamente.

8 luglio 2014

Armi chimiche e popoli

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Il 2 luglio, nel porto di Gioia Tauro, in Calabria, è stato effettuato il trasbordo delle armi chimiche siriane dalla nave danese partita dal porto siriano di Latakia alla nave americana Cape Ray, sulla quale verrà poi effettuata la procedura di distruzione attraverso il processo di Idrolisi.

La scelta del Porto di Gioia Tauro arriva in seguito al rifiuto da parte di Norvegia, Belgio, Francia e Albania! In Albania, nello specifico, non si trattò di una scelta di governo (o di partito) ma di una scelta di popolo.

Il 12 Novembre 2013 un flusso di gente si riversava per le strade di Tirana al grido: “ Yes, we can say NO” e “Albania is ours”. Ma come dimenticare che l’Albania ha un debito di gratitudine nei confronti dell’America, a causa degli eventi succedutisi in seguito alla Prima Guerra Mondiale? Come dimenticare il presidente Wilson che sostenne l’indipendenza albanese nel 1919-1920? Ma la storia non ha un solo volto e nelle guerre balcaniche l’America non ha di certo giocato un solo ruolo! Per cui, cercando di bilanciare meriti e colpe, direi che la statua in onore di Wilson a Tirana E Re possa bastare! Le armi chimiche non rientrano nei ringraziamenti!

In Italia anche si ha un debito di riconoscenza che risale al 1945, la fine della Seconda Guerra Mondiale e lo sbarco degli americani sulle coste siciliane. Probabilmente l’Italia ricorda più dell’Albania questo debito di riconoscenza, ma allo stesso tempo dimentica che a liberare l’Italia furono le lotte partigiane e che lo sbarco degli americani sigillò il patto tra potere americano e potere delle mafie sul nostro territorio.

I partigiani non si sono visti il 2 Luglio! Forse si sono trasferiti in Albania!

Messico

Rafael Sebastián Guillén Vicente abbandona la guida dell’Ezln, annunciando la morte del personaggio “Marcos”, divenuto un’icona no-global in tutto il mondo.

“Dichiaro che colui che è conosciuto come Subcomandante ribelle Marcos non esiste più“.
E’ con queste parole che il misterioso leader del movimento ribelle zapatista messicano nel Chiapas ha annunciato, nella giornata di domenica, a rinunciare al suo ruolo di guida dell‘Esercito Nazionale Zapatista diLiberazione. La voce dello stesso, chiarisce l’uomo nella nota, “non sarà più la mia voce”.

Con il suo addio si chiude definitivamente un’epoca: il rivoluzionario, però, tiene a sottolineare che non si è trattato di un addio a causa di faide interne al movimento, nè per motivi di salute, come in tanti avevano inizialmente creduto. Semplicemente, ha spiegato il leader con il passamontagna, che per secondo il governo in realtà sarebbe nient’altri che il 56enne Rafael Sebastián Guillén Vicente, un ex-ricercatore dell’ università di Città del Messico,  “Pensiamo che sia necessario che uno di noi muoia perché Galeano (José Lopez Solis, ribelle ucciso lo scorso 2 maggio, ndr) viva, e così abbiamo deciso che Marcos deve morire oggi”.
“Se mi permettete di definire Marcos, il personaggio, allora direi senza esitazioni che è stato un travestimento pubblicitario”, ha aggiunto il rivoluzionario, che, grazie alla sua capacità comunicativa e il suo estro artistico è diventato negli anni un vero e proprio simbolo no-global.

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Riceviamo e pubblichiamo questo altro contributo sulla manifestazione imponente che ha attraversato le strade di San Paolo giovedì scorso, per ribadire la propria contrarietà ai mondiali brasiliani che si terranno quest’anno in Brasile.

Quello appena trascorso è stato un “giovedì rosso” per la capitale economica brasiliana: più di 20 mila persone sono infatti scese in strada bloccando l’intera San Paolo.

Si chiude dunque con un risultato decisamente positivo il terzo “Ato Copa Sem Povo, Tô na Rua de Novo!” (Coppa del Mondo senza il popolo, torno in strada di nuovo!), lanciato dal Movimento dei lavoratori senza tetto (MTST) e da Resistenza urbana, a cui hanno preso parte molte organizzazioni che si stanno opponendo ai Mondiali brasiliani, vari forum per la salute pubblica e collettivi.

Nonostante la pioggia battente che ha colpito la città, senza concedere nemmeno un minuto di tregua, ed il rischio che compagni e compagne non riuscissero a raggiungere la manifestazione a causa di problemi nel trasporto pubblico, questo terzo Atto, il primo organizzato direttamente dal MTST, si è rivelato un vero successo per i movimenti brasiliani.

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Come si (ri)diventa fascisti. Il titolo è impegnativo, quindi ciò che sto per scrivere non sarà esaustivo. Al contrario, si basa su riflessioni precedenti rispetto alla data di oggi e intende andare oltre per indicare una soglia di pericolo – il fascismo, appunto – che al momento appare già varcata.
Torniamo all’oggi dunque, giovedì 22 maggio, e ricordiamoci di questa data. Che cosa è successo?

Il presidente del consiglio Matteo Renzi, a capo di un governo (il terzo di fila) mai votato da nessuno, ha scelto piazza del Popolo per chiudere la campagna elettorale con cui il Partito Democratico ha affrontato le imminenti elezioni europee.

L’appuntamento con il discorso del “capo”, previsto per le ore 19 arriva insieme alla desolazione di una piazza semivuota, animata con molta fatica da zelanti volontari (o dipendenti?) che si affannavano a distribuire ai presenti quante più bandiere del PD possibili.

Il tempo, come è sua natura, passa: i militanti piddini sperano che qualcun altro arrivi, e i loro desideri vengono esauditi soltanto a metà. In piazza, infatti, insieme ai quattro gatti del comizio c’è anche un buon numero di cittadini e cittadine qualunque: studenti, precari, disoccupati, migranti, lavoratori impossibilitati ad arrivare alla fine del mese… una rappresentanza, insomma, di quelle oltre dieci milioni di famiglie italiane costrette a (sopra)vivere al di sotto della soglia di povertà.

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“Se nient’altro ci riesce, un insuccesso spettacolare può sempre garantire l’immortalità.”
John Kenneth Galbraith

Con il termine inglese “fracking”, si intende

una particolare tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale utilizzata per la prima volta in America nel 1947 dalla compagnia Halliburton e perfezionata in Texas nei decenni successivi.
Questo metodo sfrutta la pressione dei liquidi per provocare delle fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno (per questo motivo è conosciuto anche con il nome di “fratturazione idraulica” o“hydrofracking”) ed è impiegato per agevolare la fuoriuscita del petrolio o dei gas presenti nelle formazioni rocciose per consentirne un recupero più rapido e completo.
Le fratture create nel terreno possono essere sia naturali che artificiali: in quest’ultimo caso è l’uomo a creare delle “fessure” in determinati strati di roccia presenti nei giacimenti petroliferi. Fessure che poi vengono allargate, immettendo grandi quantitativi di acqua sotto pressione, e mantenute aperte con sabbia, ghiaia e granuli di ceramica [1].

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Dopo l’intervista rilasciata all’Huffington Post a settembre in cui si dichiarava favorevole alla pratica del ‘sabotaggio’ per fermare il Tav (e per la quale si trova oggi sotto processo) il popolare scrittore ribadisce al portale informativo le proprie ragioni e la rinuncia di ricorrere in appello dopo un’eventuale condanna, per rivendicare e assumere il significato politico della sua presa di posizione.

Una buona presa di posizione in direzione delcorteo del 10 maggio!!

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Nella scena immortalata dal cameramen di Servizio Pubblico durante la manifestazione di sabato a Roma non ci sono solo Deborah e Andrea, i due giovani picchiati dagli agenti di polizia (uno dei quali ha deberatamente calpestato la ragazza). A ben guardare, sullo sfondo degli scontri - in una delle fasi più concitate di tutta la giornata – c’è un uomo su una sedia a rotelle. Indossa una t-shirt azzurra e un gilet nero. Ha le braccia protese verso un manifestante, presumibilmente proprio Andrea, che viene trascinato via di forza da un agente in borghese, lo stesso che ha calpestato la sua compagna. L’uomo sembra gridare qualcosa al poliziotto, e se potesse si alzerebbe e proteggerebbe quel ragazzo che potrebbe essere suo nipote. In pochi hanno notato il dettaglio. In pochi si sono chiesti chi fosse quell’uomo.

Ebbene, quell’uomo non è un passante qualsiasi. Né – come hanno scritto molti utenti dei social network – un disabile sfortunato, incappato per caso in una manifestazione. No, quell’uomo si chiama Pasquale Valitutti: soprannominato Lello, ha attraversato mezzo secolo di lotte politiche e, malgrado da anni sia costretto su una sedia a rotelle, continua a partecipare alle manifestazioni, anche alle più dure e pericolose. Lo scorso 19 ottobre è stato immortalato con una bomboletta spray in mano mentre spruzzava su una camionetta della Guardia di Finanza. Un’altra foto lo ritrae mentre fronteggia un plotone di celerini in assetto antisommossa: il pugno chiuso, il corpo protratto in avanti. Lo vedi, e capisci che se potesse si alzerebbe dalla sedia e fronteggerebbe quello schieramento di agenti.

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Chiariamo una cosa…

Nella vita si può scegliere che cosa essere…

Se si diventa poliziotto si accetta di difendere le istituzioni repubblicane, i politici e lo stato borghese. In questo non c’è nulla di onorevole, si tratta soltanto di uno scambio di prestazione in cambio di salario, un patto per corrispettivo, un banale rapporto di lavoro, un contratto come tutti gli altri. Nel momento in cui pezzenti, senza casa, migranti, giovani precari, disoccupati, studenti decidono di scendere in piazza per esprimere la loro rabbia rispetto ad un barbaro sistema capitalista che li vuole sempre di più in miseria, nell’assedio ai responsabili delle politiche affamatrici imposte dalla troika e nell’esplosione della sacrosanta collera sociale, diventa inevitabile lo scontro con la polizia.

Le forze armate dello stato, infatti, esercitano per conto di chi governa il monopolio della violenza legale nei fatti sempre rivolto a reprimere il dissenso dei poveri che cercano di ribellarsi contro i ricchi detentori del potere. Se poi un ministro segretario di un partito di mafiosi, corrotti e poltronari, inveisce sui “bravi ragazzi” dei 12 aprile che lottano contro l’austeriy, mentre candida al sud condannati per mafia e ruberie milionarie come Cesa e Scopelliti, si ha la prova provata di quanto sia auspicabile che i poliziotti prendano più mazzate possibili. Perchè è proprio grazie alle forze dell’ordine borghese che i vari Renzi, Alfano, Scopelliti, Schifani, Salvini, Lupi, ect…ect..godono dei privilegi e dell’autorità necessaria per decidere sulla vita di milioni di persone. Sono le polizie che servono lo stato preservandone il sistema d’oppressione e sfruttamento.


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