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Riconversione: secondo Maurizio Pallante è questa l’unica soluzione a disposizione della Fiat per uscire dalla crisi. Sulla scia di quanto fatto dalla Volkswagen, che utilizza i motori delle auto per farne co-generatori, l’industria potrebbe diversificare la produzione creando così nuovi posti di lavoro.

di Giorgio Cattaneo
Libere Idee

Incentivi? No, grazie. Mentre l’ad della Fiat, Sergio Marchionne, gela il governo (e il presidente del Senato, Renato Schifani) sulla possibilità di utilizzare anche per il 2010 aiuti statali a sostegno del mercato dell’auto in cambio della rinuncia alla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, per i cui lavoratori è intervenuto anche il Papa, il Movimento per la Decrescita Felice segnala la mancanza assoluta di idee nuove per rilanciare l’occupazione: “Basterebbe riconvertire l’industria differenziando la produzione, come farà la Volkswagen, che userà i motori delle auto per farne co-generatori che garantiranno il futuro di azienda e dipendenti”.

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8 febbraio 2010

La lotteria della vita

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di Paolo Cortese
Nexus Edizioni

La notizia è questa: un supermercato italiano mette in palio un posto di lavoro. E’ una vera e propria lotteria (o meglio: estrazione a premi) ed il vincitore verrà assunto dal supermercato in una qualifica che non credo sarà dirigenziale.
L’iniziativa non è inedita: già altre ditte hanno recentemente fatto lo stesso. La partecipazione del pubblico è stata enorme: centinaia di migliaia di tagliandi presentati per un posto di commesso/a.
I commenti sono fin troppo facili. E sono tutti tristissimi.
Il lavoro è oggi un miraggio, un premio remoto e fantastico (come il favoloso milione del Signor Bonaventura!). Un tempo -diciamo fino alla metà del secolo scorso: un passato preistorico….- un tempo il lavoro era fonte di emancipazione sociale, affermazione della persona nei suoi suoi diritti fondamentali. Il lavoro era un’espressione nobile e grande della dignità umana, tanto che la Costituzione dichiara che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro.

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di Glauco Benigni
Megachip

Nel mezzo del cammin di nostra vita… ci si può ritrovare all’interno di uno sterminato e buio labirinto. Si sale e scende lungo scale che portano al nulla, si finisce in tetri cul de sac e talvolta si precipita in trabocchetti abilmente mascherati. È il sistema di norme sulla Comunicazione in Italia: un’imponente struttura di regulation-deregulation che si è creata in anni di fantasiose visioni abortite e fotografie dell’esistente conclamate.

Da subito ci si rende conto dell’impossibilità di usare un qualsiasi Filo di Arianna o di tracciare una Rotta Certa che conduca ad un approdo. Da subito si intuisce che i criteri di vera democrazia evolutiva nel labirinto non hanno trovato attuazione. Un po’ ci si incupisce, salvo poi scoprire che la globalizzazione dei media il labirinto di norme lo sta realizzando in ogni nazione. Ma ciò non reca conforto.

Nel labirinto domina un rumore di fondo fatto di urla, proteste, gemiti e litanie e vi si muovono soggetti di natura molto diversa, i quali agiscono, talvolta con violenza, più spesso con arguzia e destrezza, sospinti da interessi sia leciti che illeciti e comunque molto contrastanti tra loro.

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8 febbraio 2010

Cane, Princeps

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di Carlo Bertani

Principe,
quale meraviglia e quale onore, aver appreso che ci allieterà, al prossimo Festival di Sanremo, con la sua presenza. Mancava, veramente ci mancava.
L’aver saputo, poi, che non sarà presente come ospite bensì come concorrente, ci ha esaltato il cuore: l’erede al trono d’Italia che scende fra gli umili mortali per concorrere – senza raccomandazioni, beninteso! – con le migliori ugole d’Italia! Un solo dubbio: al suo ingresso sul palco, suoneranno la Marcia Reale?
Leggendo la sua confessione, maturata prima di prendere la ferale decisione, l’emozione ci ha sopraffatto: ha scritto lei stesso la canzone che canterete! Lei, Pupo ed il tenore Luca Canonici: speriamo, almeno, nel tenore.
Visto che è precipitosamente corso a Parigi per prendere lezioni di musica – lo sa che, un tempo, il Belpaese era la terra della musica? – e quindi non ci ascolterà, preso come sarà fra la chiave di tenore e qualche bequadro che “scappa” sempre, spiegheremo noi, con umiltà, la nobile decisione.

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“Il Pianeta verde” è un film francese del ‘96 che mette alla luce tutti i paradossi del mondo in cui viviamo attraverso il paragone con la società di un pianeta lontano. Affossato alla sua uscita dalla critica e dai quotidiani, il film è in realtà un significativo esempio di cinema etico.

di Fillipo Schillaci
Terranauta

Se c’è una cosa che mi piace fare è guardare lontano. Così, mentre a Copenaghen si è conclusa in chiacchiere e fumo l’ennesima sconclusionata pantomima “sul clima”, in realtà sulla ferma volontà di tutti nel tirare avanti il più possibile sulla strada del disastro, a Merate i miei gatti hanno trovato confacente ai loro fini la morbidezza del terreno in quella che voleva essere l’aiuola del grano e a Roma sono riprese le sviolinate sulla bontà dell’energia nucleare, io guardo di nuovo “Il pianeta verde”, un film di Colinne Serreau girato nel 1996 ma di cui fino a pochi mesi fa ignoravo l’esistenza.

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di Gorka Larrabeiti
Voci dalla Strada

Accompagnato da 7 ministri ed un seguito di 100 persone, Berlusconi è arrivato in Israele in visita ufficiale di tre giorni ed ha cominciato a seminare verdetti. La “berlusconata” questa volta ha frugato nelle ferite più antiche e dolenti di questo mondo: l’attacco di Israele a Gaza fu “una giusta reazione”, per Silvio Berlusconi. Questo è quanto si è udito ieri nel Parlamento israeliano, dove è stato interrotto con applausi varie volte.
Per Mario Tedeschini di Repubblica, l’aggettivo “giusta” non era scritto nel testo originale della Presidenza del Consiglio dei Ministri italiani. Berlusconi, sembra, lo abbia colorato con colori propri.

Tale dichiarazione è stata preceduta da varie perle degne del miglior Silvio. Berlusconi, effettivamente, ha tirato fuori il meglio del suo repertorio di viaggiatore venditore durante la sua visita “storica” in Israele. C’è stata la chiamata al pacifista immaginario Luther King, appena ha messo piede sul suolo israeliano: “Ho un sogno: Israele nell’UE”. Seguito da un occhiolino complice all’“amico Benjamin”. Non poteva mancare la battuta biblica- blasfema, sempre simpatico, leggero e cavaliere: “Sono l’unico italiano che fa collezione di antichi ulivi. In Sardegna ho almeno 20 ulivi che hanno più di mille anni, con il certificato dell’Università di Gerusalemme, che ne ha 2000. Io, per scherzare, a volte dico ai miei ospiti che vengano all’orto di Getsemani, e che un segno che si vede nel tronco è un segno che il ginocchio di Gesù ha lasciato”.

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di Emiliano Morrone
Appello alla rete per la tutela del giornalista Antonino Monteleone, a cui hanno incendiato l’auto in Calabria.

L’ho appreso adesso. Da Facebook. Stavo per andare a dormire. Inquieto per le minacce ricevute dal pm Pierpaolo Bruni, recapitate da un codardo anonimo che per e-mail le ha mandate alla redazione di “il Crotonese”, il mio giornale. Hanno incendiato l’auto del giornalista Antonino Monteleone, un giovane professionista d’immenso coraggio e valore, da sempre impegnato a raccontare affari e reati di criminalità e poteri forti. Uno che fa inchiesta vera, che ha sempre la notizia, che segue e conosce processi molto importanti; a Marcello Dell’Utri e ad Antonio Bassolino, giusto per dare dei riferimenti.

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5 febbraio 2010

Pillola rossa

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di Il Falso Blondet

Sono stato combattuto a lungo se scrivere oppure no quest’articolo.
L’impellenza di schiudere alcune crisalidi di verità su come è veramente il mondo in cui CREDIAMO di vivere, avvicinandoci al 2012, mi ha persuaso.
Scie chimiche, signoraggio, 11 settembre mi scrive Silvia di Trento.
C’è ben altro.
Il mondo è una “fortezza” dentro cui siamo inconsapevolmente prigionieri senza neanche sospettarne l’esistenza. Noi siamo come delle pecore che vanno al macello senza saperlo. Convinti di essere diversi, più “intelligenti” di un quadrupede lanoso.
Non è così.
Una cricca satanica domina il mondo all’insaputa dei più, si manifesta visibilmente invisibile, coi i suoi simboli cui pochi riescono a fare caso.
Occorre allenarsi, abituarsi a individuare gli emblemi che essi usano per esporsi.

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di Paolo Franceschetti

1. Il tassello che manca. 2. I conti che non tornano nel presunto conflitto tra Oriente e Occidente. 3. Il tassello mancante: il problema della finanza islamica.

Il tassello.
Qualche giorno fa parlavo con Simone, un ragazzo di un liceo che mi ha invitato a parlare in un istituto di Sondrio.
Confrontandoci su alcuni temi di carattere generale, mi dice che lui ed alcuni coetanei hanno capito che il sistema è marcio e la cultura ufficiale è un’immensa presa in giro, ma… gli manca sempre qualche tassello. Non capiscono dove è il problema reale spesso.

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4 febbraio 2010

Ricatto occupazionale

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di Marco Cedolin
Il Corrosivo

La crisi economica continua a manifestarsi foriera di opportunità per l’imprenditoria di rapina, governata da banche e multinazionali, che proprio fra le pieghe del tracollo economico passato e venturo sta portando a compimento tutta una serie di obiettivi che solo una decina di anni fa sarebbero sembrati eccessivamente ambiziosi e difficilmente raggiungibili.

La progressiva limatura al ribasso dei salari (reali) dei lavoratori, la soppressione dei diritti acquisiti nel tempo, ottenuta con la complicità dei sindacati e la sempre maggiore diffusione del dumping sociale, hanno rappresentato gli strumenti attraverso i quali il lavoratore è stato deprivato della propria dignità e trasformato in una figura precaria, priva di coordinate, costretta a manifestarsi prona a qualsiasi capriccio o volere gli venga imposto in funzione di un interesse superiore.

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