16 maggio 2012

Il ritorno del terrorismo

Di Alberto Bagnai
Goofynomics

Come vedete, l’euro sta creando grandi tensioni sociali e internazionali. Quelle tensioni che la teoria economica, per bocca dei suoi massimi esponenti, aveva puntualmente anticipato. Mi piace ad esempio ricordare qui il più volte citato articolo di Martin Feldstein (“EMU and international conflict”, Foreign Affairs, vol. 76, n. 6, novembre/dicembre 1997), laddove dice testualmente: “invece di favorire l’armonia intra-Europea e la pace globale, è molto più probabile che il passaggio all’unione monetaria e l’integrazione politica che ne conseguirà conduca a un aumento dei conflitti all’interno dell’Europa” (p. 61), e aggiunge “un aspetto cruciale dell’Unione Europea in generale e di quella monetaria in particolare è che i paesi membri non hanno un modo legittimo di ritirarsi…

L’esperienza americana, con la secessione del Sud, potrebbe offrire qualche lezione sui pericoli di un trattato o di una costituzione che non offre vie di uscita” (p. 72).

Stiamo parlando di un docente di Harvard, con questa produzione scientifica, che ha diretto il National Bureau of Economic Research (altri dettagli li trovate nel post sulla catastrofe annunciata). Astenersi blogger stralunati, questa è scienza, vi piaccia o no. Se non la capite, rimane tale.

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Di Loretta Napoleoni
Cado in Piedi

Se in Grecia si va ad elezioni è molto probabile che il Partito Socialista Radicale e tutti quanti i partiti che sono contro l’austerità guadagneranno molti consensi. Probabilmente si avrà una coalizione basata principalmente sull’uscita dall’euro, proprio perché interrompere l’austerità significa uscire dall’euro. E questo creerebbe un vero e proprio cataclisma finanziario in Europa, anche perché non esiste, ad oggi, un protocollo di uscita dall’euro. Ritengo sia molto probabile, allora, un’implosione della stessa moneta unica.

L’effetto principale di tutto ciò è sicuramente il contagio. Bisogna considerare che una implosione dell’Euro dovuta alla fuoriuscita della Grecia significa che la Grecia dichiarerà di non pagare il suo debito: il 75% di questo debito è dovuto al Fondo monetario, alla Banca centrale europea e all’Europa. Dunque non ci sarebbero più soldi nel famoso fondo salva stati per aiutare sia l’Italia che la Spagna che gli altri paesi della periferia.

Il contagio della crisi greca si sposterebbe molto velocemente ai paesi della periferia ed avremmo una situazione simile a quella che abbiamo visto proprio in Grecia un anno fa, con una progressiva degenerazione delle condizioni economiche e finanziarie.
10 mila lire.

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16 maggio 2012

Pollai, canili e carceri

Ricevo e volentieri pubblico

Se avremo aiutato una sola persona a sperare, non saremo vissuti invano”. (Martin Luther King)

Su un articolo di Alessandro Sala, leggo: “Quei canili come lager, l’?Europa si mobilita. Una petizione dei cittadini ha già raccolto centinaia di migliaia di firme“. (www.corriere.it)

E ancora sul libro dal titolo ?Detenuti?, appena uscito, dall’?autrice, deputata, Melania Rizzoli, (Editore Sperling Kupfer) leggo:

Gli animalisti hanno definito le condizioni in cui si trovano i detenuti nelle celle italiane ?intollerabili per i polli in batteria?, senza sapere, a proposito di animali, che il costo del cibo per un detenuto in questi anni di crisi economica è sceso a 3,8 euro al giorno per la colazione, il pranzo e la cena insieme, mentre il comune di Roma ne spende 4,5 per ciascun ospite dei suoi canili”.

I carceri italiani scoppiano, si vive uno sopra l?’altro, peggio delle bestie e da quello che leggo nei giornali e sento alla televisione si è più umani con gli animali che con le persone.

Si è più sensibili con i cani nei canili, con le galline nei pollai e con tutti gli altri animali, che non con i detenuti, eppure penso che una cosa non dovrebbe escludere l?’altra.

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Ricevo e volentieri pubblico

di Attilio Folliero, Cecilia Laya e Tito Pulsinelli

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Mondiale, gli otto paesi che conformano l’ALBA (1) sono quelli che maggiormente sono cresciuti fra il 2009 ed il 2010: il PIL dei paesi dell’ALBA è cresciuto del 33,43%, seguto dai 5 Paesi che conformano l’area geografica dell’ AfricaMeridionale (2), cresciuti del 28,81%, dai 12 paesi dell’ UNASUR (3) al 27,07%, dai 33 paesi dell’America Latina che conformano la CELAC (4) al 25,41%, dai 5 paesi dell’ ASEAN (5) al24.39%, dai 5 del BRICS (6) al 22,37% e dai 6 paesi dell’OCS (7) in crescita del 19.36%.

I paesi del cosiddetto blocco occidentale, che ben rispondono alla definizione di Paesi Industrializzati Altamente Indebitati (PIAI), sono al di sotto della crescita media mondiale;infatti, mentre l’economia mondiale è cresciuta complessivamente dell’8,92%, l’ Oceania (Australia e Nuova Zelanda) è cresciuta del 7,68%; i paesi del Nord America del 5,06%; iPaesi dell’ OCSE (8) hanno fatto registrare una crescita del 4,74%; quelli del G7 (9) solamentedel 3,76%; l’Europa nel suo complesso è cresciuta dell’1,42%. I 27 paesi che conformano l’Unione Europea (10) ed i 17 dell’ Area Euro (11) sono in decrescita, rispettivamente dello0,49% e del 2,14%.

I sedici paesi che conformano geograficamente l’Europa Meridionale e che ben può definirsi Europa Latina (12), hanno sperimentato una decrescita del 3,45% ed è l’area del mondo cheha perso maggior potere fra il 2009 ed il 2010.

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Di Alberto Bagnai

Vi ho parlato in un post precedente di un economista eterodosso, un certo Pesce (o almeno così lo chiamavano a Roma), che in un convegno scientifico passato alla storia come il mountain workshop (il seminario della montagna), del quale sta per ricorrere il duemillesimo anniversario, disse una serie di cose di grande attualità, che via via abbiamo commentato in questo blog. Ieri alcuni lettori, chi in forma privata (per non perdere il posto di lavoro), chi in forma pubblica, mi hanno segnalato questo articolo di Repubblica, e le parole immortali di Pesce mi si sono stagliate davanti agli occhi: a fructibus eorum cognoscetis eos.

Eh già! Perché per valutare appieno la portata di questa ennesima riedizione del mantra “più Europa”, più che entrare (o rientrare) nel merito di cosa sia una zona valutaria ottimale, occorre e basta scorrere la lista dei firmatari, e contare le menzogne, le pure, semplici, sfacciate, incontrovertibili menzogne (nel senso di sovvertimenti e presentazioni distorte della realtà fattuale consegnataci dalle statistiche) sulle quali i firmatari basano i loro argomenti.

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di Gianni Tirelli

Quella rabbia sparata a salve che scarichiamo sul Sistema, è del tutto ininfluente al fine di farlo demordere da quel piano di sterminio programmatico che ci vuole schiavi a tutti gli effetti e omologati all’dea dominante!
Viviamo come zombi, brancolando nell’oscurità di un mondo che ci sta schiacciando al pari di insetti nocivi e fastidiosi.
Quale alto e illuminato tribunale giudicherà tutti i crimini perpetrati dal Sistema Liberista Relativista contro l’umanità, l’ambiente e gli spiriti della terra, per condannare ad una pena esemplare e senza sconti i responsabili di un tale progetto demoniaco?
Un tale tribunale non è contemplato neppure nell’ultimo residuo barlume di speranza, dell’ultimo uomo giusto della terra.
Giustizia non sarà fatta! Ne oggi e ne domani. La giustizia si è fottuta per sempre!
E’ giunto il tempo della vendetta per riportare equilibrio ed armonia nei nostri cuori asfittici e torturati dalla frustrazione, dal risentimento, dalla paura e dalla rassegnazione.
E’ arrivato il tempo della legge del taglione – occhio per occhio dente per dente – la più vicina ai desideri di Dio! Un atto dovuto e sacrosanto contro chi ha snaturalizzato e profanato l’opera del sommo Creatore, ridicolizzandone ogni principio etico, logica e regola, e trasfigurando la felicità umana in persistente angoscia e squilibrio mentale.

I profumi della natura che un tempo inebriavano i nostri cuori, infondendo bellezza e pace, sono oggi miasmi putrescenti di una bruttezza assurta a paradigma di “modernità” – una cloaca di contaminazione, stagnazione e degenerazione morale che ha trasformato la nostra esistenza in un incubo ad occhi aperti.
Ogni speranza si è dissolta e, il futuro, accucciato in un angolo buio e lurido di un tempo sospeso, affila la sua vendetta in attesa della grande implosione del Sistema.

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12 maggio 2012

Hollande e il mondialismo

di Ida Magli

Molti si rallegrano della vittoria di Hollande. Ma che ci facciamo con Hollande? Che ci facciamo noi, cittadini d’Italia, o di Francia, o di Spagna, o di Grecia, ecc.? Nulla, possiamo esserne certi, nulla, non ce ne facciamo nulla perché Hollande non sfiorerà neanche con un dito il problema vero: l’Unione europea. Ha promesso forse di abbandonare l’euro? Ha accennato, forse, alla mastodontica costruzione sovranazionale che sta uccidendo a poco a poco le Nazioni? No, Hollande è come tutti gli altri politici che imperversano in Europa: variazioni minime, quel tanto che serve a far credere ai popoli che esista ancora una dialettica politica, una destra e una sinistra, mentre gli addetti ai lavori finiscono di cuocere a fuoco lento ogni parvenza di democrazia per arrivare al governo globale, alla realizzazione del mondialismo.

L’Unione europea è stata creata apposta, primo passo importantissimo, anzi determinante, per la globalizzazione. Se vediamo tante rovine intorno a noi è perché la mondializzazione si effettua proprio così: frammentando ciò che prima era unito. L’Ue sta svolgendo a meraviglia il proprio compito: distruggere le Nazioni, omologare gli Stati, sottraendo la sovranità, per giungere ad annientarli.

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Di Roberto Quaglia

Maggio 2012. Il mondo sprofonda nel debito, caracollando sull’orlo di un Armageddon finanziario. Questo è il coro che si sente ripetere ovunque da mesi. Dopo la Grecia, anche Spagna, Italia e Portogallo sono ad un passo dalla catastrofe a causa di ciclopici fardelli di debiti che non potranno mai venire pagati. E i debiti dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) sono nulla paragonati ai trilioni di debito accumulati da Stati Uniti e Giappone. Anche Francia e Inghilterra sono messe male e scavando scopriamo – sorpresa! Sorpresa! – che la stessa virtuosissima Germania sarebbe a rischio stritolamento da debiti, tanto che le famigerate agenzie di rating americane hanno ventilato anche per essa il possibile declassamento.

Ma come? Uno dei paesi che meglio funziona al mondo viene giudicato potenzialmente insolvibile? Sorge a questo punto la domanda che tutti dovrebbero fare, ma che (quasi) nessuno osa formulare: Ma se tutti i paesi del mondo sono così mostruosamente indebitati… chi è il legittimo creditore? Chi cavolo è il legittimo creditore ultimo di tutto questo ben di dio, al cui paragone i fantastiliardi di zio Paperone paiono noccioline? Ci si aspetterebbe che al mondo ci siano nazioni debitrici e nazioni creditrici – così ci è parso a lungo, il terzo mondo in debito ed il primo mondo in credito – ma d’un tratto ci viene raccontato che tutto il mondo si sia improvvisamente trasformato in terzo mondo indebitato – a parte la Cina oggi non se ne vedono molti creditori in giro. Anzi no, neppure la Cina si salva: Moodys tiene a farci sapere che anche la Cina è nella merda fino al collo coi debiti! Tutti, tutti debitori quindi, e debitori di cifre favolose, che sfidano l’umana immaginazione. Come è possibile?

Puoi continuare a leggere lo scritto QUI, sul sito dell’autore.

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di Viator

PREMESSA

Abbiamo visto in diversi video e articoli (v. post correlati) come il cosiddetto ‘potere’ sia solito fare ampio ricorso agli input veicolati dai mezzi di comunicazione di massa per plasmare la società a proprio piacimento. Si tratta di strategie persuasive che per molti decenni sono state il fiore all’occhiello della finta democrazia occidentale.

Oggi tuttavia simili espedienti sembrano fare molta più fatica a conservare la loro mimetizzazione all’interno dei contenuti mediatici, e ciò facilita il compito di chi intenda crearsi una mezza idea degli scopi che perseguono.

Questo post – data la complessità del tema – non pretende di essere inconfutabile, né esaustivo. Mi limiterò ad esaminare solo alcuni aspetti del problema. Il modulo dei commenti è pronto a registrare integrazioni, segnalazioni e quanto altro sia in grado di agevolare l’orientamento in questo labirinto di specchi.

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di Gianni Tirelli

Che cosa pensare di un contadino dei primi del novecento, che decide di abbandonare i propri campi, gli strumenti da lavoro, incendiare il fienile, il granaio, macellare una ad una le proprie vacche, fino al giorno in cui, nessun animale, ne oche, ne capre, ne galline, ne conigli, sia più rimasto in vita? Quel giorno, un tale uomo, sacrificherà l’ultimo dei suoi figli, e si disseterà con il sangue del suo cuore.
Questo oggi, é lo spaccato delle moderne società liberiste consumiste, che si sono consegnate, anima e corpo, nelle mani insanguinate del Sistema Bestia.
Così l’illegalità è assurta a regola, e gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti, che definire le nostre società, civili, è un ossimoro.

Per la prima volta nella storia dell’universo, una forma di vita (l’uomo) mette in discussione l’impianto sociale e culturale da lui stesso assemblato nell’arco di un secolo. Per la prima volta, una forma di vita avvelena l’acqua con la quale si disseta e l’aria che respira. Per la prima volta, una forma di vita, cancella dal suo DNA ogni principio etico, morale e spirituale in nome di un piano diabolico che elargisce illusione, menzogna e immobilità.
Per la prima volta nella storia dell’universo, una forma di vita si è ribellata al disegno celeste e per questo, la sua punizione sarà esemplare, perché mai più nessuno e niente, si frapponga fra Dio e le sue divine Cose.

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