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Foto: Peaple’s Climate March (http://ecology.iww.org)

di Paolo Cacciari

Il 21 settembre Times Square sarà attraversata da quella che è annunciata come la più grande marcia per il clima della storia. La Peaple’s Climate March è promossa da una coalizione di 950 diverse organizzazioni sociali ed economiche, di associazioni contadine e dell’economia solidale, di collettivi studenteschi e di donne che si battono per la giustizia sociale ed ambientale. Sono attese un milione di persone.

Il loro obiettivo è influenzare il Climate Summit promosso dalle Nazioni unite che si svolgerà qualche giorno più tardi. Contemporaneamente, in decine di altre capitali e località significative del pianeta si svolgeranno iniziative di sostegno.Oltre a Roma, Venezia sarà tra queste. Una delle 136 grandi città a rischio di sommersione. Nonostante la grande mangeria del Mose! (sul più grande intervento di ingegneria civile mai costruito in Italia leggi anche L’origine).

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di Luca Manes*

Vogliono sventrare un tratto meraviglioso di costa salentina, con questo gasdotto. Ma noi non ci stiamo, questa opera non la vogliamo!”. Non potrebbe essere più deciso Enzo Tommasi, che dalle parti di San Foca (Marina di Melendugno) tutti conoscono con soprannome che dà anche il nome al suo ristorante, Concepita, quando chiamato a esprimersi sul gasdotto TAP. A pensarla come lui la stragrande maggioranza della popolazione locale, ma anche oltre 30 comuni della provincia leccese – in primis quello di Melendugno – e la Regione Puglia. Tutti i soggetti istituzionali hanno espresso nel tempo un secco no al progetto, che però sembra ormai essere una delle priorità dell’agenda energetica del governo Renzi. Governo che ha infatti accolto con enorme favore il parere favorevole – sebbene con prescrizioni – del ministero dell’Ambiente sulla valutazione di impatto ambientale materializzatosi a fine agosto. Il provvedimento non è ancora disponibile sul sito del Ministero dell’Ambiente, tuttavia secondo indiscrezioni le prescrizioni sarebbero corpose e onerose, insomma un po’ tirato per la camicia.

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di Stefano Ali

Tempi duri si annunciano se Federica Mogherini rivestirà la carica di Mrs PESC. Non per la sua inesperienza, ma proprio per la sua esperienza.

Chi e cosa è MR – Mrs PESC

Mr – Mrs Pesc è una poltrona che scotta – Lo chiamano Mr – Mrs Pesc, che è l’acronimo per Politica estera e di sicurezza comune. Dovrebbe essere il volto e la voce dell’Unione in materia di politica estera, la risposta alla famosa battuta di Henry Kissinger: «Quando voglio parlare con l’Europa, non so mai a chi devo telefonare».
Ma il ruolo e le funzioni dell’Alto rappresentante restano oscure, come il nomignolo che gli hanno affibbiato. La carica è stata creata con il Trattato di Amsterdam per cercare di dare un minimo di coordinamento alla politica estera europea dopo i cocenti fallimenti della crisi jugoslava. Si trattava di uno schiaffo evidente alla Commissione. Ma, a quel tempo, l’esecutivo comunitario era guidato da Jacques Santer, che a prendere schiaffi dalle capitali c’ era abituato. L’Alto rappresentante è nominato direttamente dai governi dei Quindici e risponde solo ed esclusivamente a loro. Non deve ricevere l’investitura dal Parlamento europeo, contrariamente al presidente della Commissione. Non ha alcun obbligo giuridico di coordinare il proprio operato con l’esecutivo comunitario. La poltrona, tuttavia, è di quelle che contano. L’Alto rappresentante, infatti, ha anche l’incarico formale di segretario generale del consiglio dei ministri dell’Unione (anche se i compiti operativi del segretariato sono assolti da un vicesegretario generale). Inoltre, poiché si occupa anche di difesa oltre che di politica estera, è anche segretario generale dell’Ueo, il braccio militare dell’ Unione.

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In Palestina non c’è solo Hamas, ci sono partiti diversi come in Israele e come in qualsiasi altra parte del mondo. In Palestina ci sono anche forze laiche e anticapitaliste, sicuramente quelle a cui noi ci sentiamo più vicini. Abbiamo chiesto ad Ares, un compagno palestinese, un contributo per la pagina che pubblichiamo con grande piacere.

«Il più grande colpevole di quello che sta succedendo a Gaza è semplicemente il capitalismo. E tutti i suoi figli, sionismo, colonialismo, nazionalismo, li trovi sempre lì a distribuire disuguaglianza, morte, distruzione e profitti per pochi.

Perché non sono gli ebrei che bombardano Gaza, ma idioti che si nascondono dietro un’idea di nazionalismo religioso, che si chiama sionismo ed è nato 100 anni fa da uomini d’affari che cercavano una terra dove fare uno Stato. Ma gli ebrei già vivevano in Palestina, convivevano con cristiani e musulmani. Gli ebrei, musulmani e cristiani hanno sempre convissuto in tutto in tutto il mondo arabo, dal Marocco allo Yemen.

11 luglio 2014

Speciale Mose

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di Marco Cedolin

Il MOSE (acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico) si pone nell’ambito delle grandi opere con la peculiarità di essere un progetto caratterizzato dalla sua “unicità” non esistendo nel mondo opere analoghe per grandezza ed impatto ambientale , né un problema analogo come complessità a quello che l’infrastruttura si propone di risolvere.

Il fenomeno dell’acqua alta, costituito da un’alta marea particolarmente significativa, caratterizza da sempre la laguna veneta e crea particolari disagi nella città di Venezia, determinando l’allagamento di piazze, abitazioni ed esercizi commerciali.
Nel corso dell’ultimo secolo il problema si è acuito notevolmente a causa del progressivo ridimensionamento della differenza fra il suolo della città e il livello del mare…..

che è stato calcolato in circa 25 cm. Fra le varie concause che hanno contribuito a determinare lo “sprofondamento” di Venezia molte di esse sono direttamente imputabili all’intervento umano, altre come l’innalzamento degli oceani a causa dell’effetto serra lo sono indirettamente.

8 luglio 2014

Armi chimiche e popoli

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Il 2 luglio, nel porto di Gioia Tauro, in Calabria, è stato effettuato il trasbordo delle armi chimiche siriane dalla nave danese partita dal porto siriano di Latakia alla nave americana Cape Ray, sulla quale verrà poi effettuata la procedura di distruzione attraverso il processo di Idrolisi.

La scelta del Porto di Gioia Tauro arriva in seguito al rifiuto da parte di Norvegia, Belgio, Francia e Albania! In Albania, nello specifico, non si trattò di una scelta di governo (o di partito) ma di una scelta di popolo.

Il 12 Novembre 2013 un flusso di gente si riversava per le strade di Tirana al grido: “ Yes, we can say NO” e “Albania is ours”. Ma come dimenticare che l’Albania ha un debito di gratitudine nei confronti dell’America, a causa degli eventi succedutisi in seguito alla Prima Guerra Mondiale? Come dimenticare il presidente Wilson che sostenne l’indipendenza albanese nel 1919-1920? Ma la storia non ha un solo volto e nelle guerre balcaniche l’America non ha di certo giocato un solo ruolo! Per cui, cercando di bilanciare meriti e colpe, direi che la statua in onore di Wilson a Tirana E Re possa bastare! Le armi chimiche non rientrano nei ringraziamenti!

In Italia anche si ha un debito di riconoscenza che risale al 1945, la fine della Seconda Guerra Mondiale e lo sbarco degli americani sulle coste siciliane. Probabilmente l’Italia ricorda più dell’Albania questo debito di riconoscenza, ma allo stesso tempo dimentica che a liberare l’Italia furono le lotte partigiane e che lo sbarco degli americani sigillò il patto tra potere americano e potere delle mafie sul nostro territorio.

I partigiani non si sono visti il 2 Luglio! Forse si sono trasferiti in Albania!

Messico

Rafael Sebastián Guillén Vicente abbandona la guida dell’Ezln, annunciando la morte del personaggio “Marcos”, divenuto un’icona no-global in tutto il mondo.

“Dichiaro che colui che è conosciuto come Subcomandante ribelle Marcos non esiste più“.
E’ con queste parole che il misterioso leader del movimento ribelle zapatista messicano nel Chiapas ha annunciato, nella giornata di domenica, a rinunciare al suo ruolo di guida dell‘Esercito Nazionale Zapatista diLiberazione. La voce dello stesso, chiarisce l’uomo nella nota, “non sarà più la mia voce”.

Con il suo addio si chiude definitivamente un’epoca: il rivoluzionario, però, tiene a sottolineare che non si è trattato di un addio a causa di faide interne al movimento, nè per motivi di salute, come in tanti avevano inizialmente creduto. Semplicemente, ha spiegato il leader con il passamontagna, che per secondo il governo in realtà sarebbe nient’altri che il 56enne Rafael Sebastián Guillén Vicente, un ex-ricercatore dell’ università di Città del Messico,  “Pensiamo che sia necessario che uno di noi muoia perché Galeano (José Lopez Solis, ribelle ucciso lo scorso 2 maggio, ndr) viva, e così abbiamo deciso che Marcos deve morire oggi”.
“Se mi permettete di definire Marcos, il personaggio, allora direi senza esitazioni che è stato un travestimento pubblicitario”, ha aggiunto il rivoluzionario, che, grazie alla sua capacità comunicativa e il suo estro artistico è diventato negli anni un vero e proprio simbolo no-global.

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Riceviamo e pubblichiamo questo altro contributo sulla manifestazione imponente che ha attraversato le strade di San Paolo giovedì scorso, per ribadire la propria contrarietà ai mondiali brasiliani che si terranno quest’anno in Brasile.

Quello appena trascorso è stato un “giovedì rosso” per la capitale economica brasiliana: più di 20 mila persone sono infatti scese in strada bloccando l’intera San Paolo.

Si chiude dunque con un risultato decisamente positivo il terzo “Ato Copa Sem Povo, Tô na Rua de Novo!” (Coppa del Mondo senza il popolo, torno in strada di nuovo!), lanciato dal Movimento dei lavoratori senza tetto (MTST) e da Resistenza urbana, a cui hanno preso parte molte organizzazioni che si stanno opponendo ai Mondiali brasiliani, vari forum per la salute pubblica e collettivi.

Nonostante la pioggia battente che ha colpito la città, senza concedere nemmeno un minuto di tregua, ed il rischio che compagni e compagne non riuscissero a raggiungere la manifestazione a causa di problemi nel trasporto pubblico, questo terzo Atto, il primo organizzato direttamente dal MTST, si è rivelato un vero successo per i movimenti brasiliani.

roma

Come si (ri)diventa fascisti. Il titolo è impegnativo, quindi ciò che sto per scrivere non sarà esaustivo. Al contrario, si basa su riflessioni precedenti rispetto alla data di oggi e intende andare oltre per indicare una soglia di pericolo – il fascismo, appunto – che al momento appare già varcata.
Torniamo all’oggi dunque, giovedì 22 maggio, e ricordiamoci di questa data. Che cosa è successo?

Il presidente del consiglio Matteo Renzi, a capo di un governo (il terzo di fila) mai votato da nessuno, ha scelto piazza del Popolo per chiudere la campagna elettorale con cui il Partito Democratico ha affrontato le imminenti elezioni europee.

L’appuntamento con il discorso del “capo”, previsto per le ore 19 arriva insieme alla desolazione di una piazza semivuota, animata con molta fatica da zelanti volontari (o dipendenti?) che si affannavano a distribuire ai presenti quante più bandiere del PD possibili.

Il tempo, come è sua natura, passa: i militanti piddini sperano che qualcun altro arrivi, e i loro desideri vengono esauditi soltanto a metà. In piazza, infatti, insieme ai quattro gatti del comizio c’è anche un buon numero di cittadini e cittadine qualunque: studenti, precari, disoccupati, migranti, lavoratori impossibilitati ad arrivare alla fine del mese… una rappresentanza, insomma, di quelle oltre dieci milioni di famiglie italiane costrette a (sopra)vivere al di sotto della soglia di povertà.

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“Se nient’altro ci riesce, un insuccesso spettacolare può sempre garantire l’immortalità.”
John Kenneth Galbraith

Con il termine inglese “fracking”, si intende

una particolare tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale utilizzata per la prima volta in America nel 1947 dalla compagnia Halliburton e perfezionata in Texas nei decenni successivi.
Questo metodo sfrutta la pressione dei liquidi per provocare delle fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno (per questo motivo è conosciuto anche con il nome di “fratturazione idraulica” o“hydrofracking”) ed è impiegato per agevolare la fuoriuscita del petrolio o dei gas presenti nelle formazioni rocciose per consentirne un recupero più rapido e completo.
Le fratture create nel terreno possono essere sia naturali che artificiali: in quest’ultimo caso è l’uomo a creare delle “fessure” in determinati strati di roccia presenti nei giacimenti petroliferi. Fessure che poi vengono allargate, immettendo grandi quantitativi di acqua sotto pressione, e mantenute aperte con sabbia, ghiaia e granuli di ceramica [1].


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