macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

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di Fulvio Grimaldi

“Non è la guerra di Israele, è la vostra guerra, è la guerra della Francia, perchè è la stessa guerra. Perché se riescono qui, ed è Israele ad essere criticata e non i terroristi, e se non siamo solidali, allora questa peste di terrorismo verrà da voi. E’ una questione di tempo: verrà in Francia!” (Netaniahu, agosto 2014)
“Di uno dei kamikaze di Parigi è rimasto solo un dito. E tutti stanno guardando quello”(www.spinoza.it, Il Fatto Quotidiano)
“Per sconfiggere l’Isis dobbiamo bombardare i curdi” (Erdogan). “Per sconfiggere l’Isis dobbiamo eliminare Assad” (Hollande). “Per sconfiggere l’Isis dobbiamo distruggere la Siria” (Obama). “Per sconfiggere l’Isis dobbiamo bombardare l’Isis” (Putin)
Il post-Parigi

Torme di morti viventi che avanzano, ti circondano, ti vengono addosso, ululano, guaiscono, miagolano, sbavano, singhiozzano, ruggiscono, digrignano i denti, emettono borborigmi rivoltanti. Non è un film. Sono i cronisti e i commentatori della stampa d’Occidente che, come ti mordono, diventi come loro. Come si dice a Blob? E’ la cosa più orribile che abbia mai visto.
L’alfa e l’omega
Moshe Ya’alon, testa militare dell’idra israeliana, braccio destrissimo di Netaniahu, è la gallina che ha cantato per prima. Non s’era ancora spenta l’eco delle mitragliate nel Bataclan, che l’energumeno ha indicato l’obiettivo principale dell’operazione: “In Europa i diritti umani devono sottostare alle esigenze della sicurezza. Dobbiamo intercettare tutte le comunicazioni, stringere tutti i controlli, porre poliziotti davanti a ogni esercizio pubblico. Dobbiamo seguire l’esempio degli Usa dove, dopo l’11 settembre, la sicurezza ha prevalso su ogni altra considerazione. Detto da uno dei massimi esperti nell’annientamento di diritti umani e relative vite. Ma non sono solo gli spurghi di questo nazisionista a far correre il pensiero da Parigi a Tel Aviv.

19 gennaio 2015

I sessuomani di Siria

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Siamo un povero Paese. Un Paese che si piega come un giunco a qualsiasi presa per i fondelli venga dal potere e dai suoi corifei mediatici, incapace di organizzare una risposta politica efficace, ma che si erge in tutta la sua nullità quando qualcosa ravuglia nel sottofondo della sua umanità scomposta, fatta di rancori e invidia, incapace di darsi un progetto che vada oltre i destini personali.

Così c’è sempre da attendersi il peggio come regolarmente è accaduto nella vicenda delle due cooperanti, trascinate nel gorgo del caos organizzato in Siria e delle sue narrazioni ingannevoli, recuperate grazie a un riscatto che viene ufficialmente negato con intollerabile arroganza e senso di irrealtà. E’ bastato che si diffondesse la notizia che le due ragazze o una di esse avesse fatto sesso consenziente con i rapitori che si scatenasse una ridda di contumelie, aperte in grande stile da una fine intelligenza come quella di Gasparri.

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Questa è la lettera aperta di Tiziano Terzani datata ottobre 2001, in risposta all’articolo “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci, che la scrittrice aveva pubblicato all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Buona lettura ma soprattutto, buona riflessione.

di Tiziano Terzani

Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri gia’ grande e tu proponesti di scambiarci delle “Lettere da due mondi diversi”: io dalla Cina dell’immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall’America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma e’ in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti. Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l’impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo.

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di Italo Romano

Ritorno a scrivere sul blog dopo un periodo più o meno lungo di assenza, dovuto a varie circostanze che mi hanno tenuto lontano da questa forma di comunicazione. Torno dopo aver vissuto esperienze forti di lotta reale al sistema. Non solo parole ma pratica. La teoria si avvita su se stessa quando non c’è il tentativo di condividerla con altri e renderla fattuale. Ho subito la repressione dello Stato e della malavita, insieme ai miei compagni di avventura, toccando con mano cosa significa mettersi di traverso al potere vigente. Non c’è niente di più bello che lottare, si è liberi solo in quei momenti, dove tutti insieme, a volto scoperto, si fronteggia l’orda dello status quo imperiale libercapitalista.

A proposito di questo, quello di cui vado a scrivere è strettamente connesso agli eventi vissuti e quelli che in molti vivremo nel prossimo futuro. La repressione della “stato”, man mano che le disparità sociali vanno ampliandosi, si fa sempre più violenta.  Ci aspetterà un autunno caldo, fatto di protesta e conseguente coercizione dell’apparato a difesa dei poteri dominanti.

Oggi, le commissioni “Giustizia” e “affari costituzionali” della Camera hanno approvato l’utilizzo in via sperimentale da parte della Polizia alla pistola elettrica Taser.

E’ quanto prevede un emendamento di Gregorio Fontana (Fi), sotto riformulazione del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico (Pd). Questa prevede che la sperimentazione della pistola Taser debba avvenire “con le necessarie cautele per la salute e l’incolumità pubblica e secondo principi di precauzione e previa intesa con il Ministro della salute”.

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di Maria Rita D’Orsogna

Il 23 Settembre 2014 Matteo Renzi ha preso la parola davanti all’assemblea delle Nazioni Unite, convenuta per discutere dei cambiamenti climatici su iniziativa del Segretario Generale Ban Ki-moon.

Renzi ha detto che “abbiamo la possibilità di costruire un mondo nuovo ed un futuro sostenibile per i nostri figli” e che occore fare uno sforzo comune verso una crescita sostenibile, trovando alternative alle fonti fossili. “We must reduce carbon emissions through carbon pricing and energy efficiency, bytapping renewable energy sources, and by cutting back on fossil fuels”.

Cutting back on fossil fuels. Testuali parole.

Ha poi ricordato che in Italia produciamo il 45% di elettricità da fonti rinnovabili e che le ditte green sono anche quelle che esportano di più, innovano di più e creano il maggior numero di posti di lavoro: secondo Renzi, il 40% di nuovi posti di lavoro in Italia è venuto proprio da loro. Il suo intervento si è concluso promettendo risorse per contribuire a costruire un fondo scientifico per “combattere i cambiamenti climatici”.

Applausi. Perfetto. Avanti il prossimo.

E nel concreto?

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Foto: Peaple’s Climate March (http://ecology.iww.org)

di Paolo Cacciari

Il 21 settembre Times Square sarà attraversata da quella che è annunciata come la più grande marcia per il clima della storia. La Peaple’s Climate March è promossa da una coalizione di 950 diverse organizzazioni sociali ed economiche, di associazioni contadine e dell’economia solidale, di collettivi studenteschi e di donne che si battono per la giustizia sociale ed ambientale. Sono attese un milione di persone.

Il loro obiettivo è influenzare il Climate Summit promosso dalle Nazioni unite che si svolgerà qualche giorno più tardi. Contemporaneamente, in decine di altre capitali e località significative del pianeta si svolgeranno iniziative di sostegno.Oltre a Roma, Venezia sarà tra queste. Una delle 136 grandi città a rischio di sommersione. Nonostante la grande mangeria del Mose! (sul più grande intervento di ingegneria civile mai costruito in Italia leggi anche L’origine).

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di Luca Manes*

Vogliono sventrare un tratto meraviglioso di costa salentina, con questo gasdotto. Ma noi non ci stiamo, questa opera non la vogliamo!”. Non potrebbe essere più deciso Enzo Tommasi, che dalle parti di San Foca (Marina di Melendugno) tutti conoscono con soprannome che dà anche il nome al suo ristorante, Concepita, quando chiamato a esprimersi sul gasdotto TAP. A pensarla come lui la stragrande maggioranza della popolazione locale, ma anche oltre 30 comuni della provincia leccese – in primis quello di Melendugno – e la Regione Puglia. Tutti i soggetti istituzionali hanno espresso nel tempo un secco no al progetto, che però sembra ormai essere una delle priorità dell’agenda energetica del governo Renzi. Governo che ha infatti accolto con enorme favore il parere favorevole – sebbene con prescrizioni – del ministero dell’Ambiente sulla valutazione di impatto ambientale materializzatosi a fine agosto. Il provvedimento non è ancora disponibile sul sito del Ministero dell’Ambiente, tuttavia secondo indiscrezioni le prescrizioni sarebbero corpose e onerose, insomma un po’ tirato per la camicia.

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di Stefano Ali

Tempi duri si annunciano se Federica Mogherini rivestirà la carica di Mrs PESC. Non per la sua inesperienza, ma proprio per la sua esperienza.

Chi e cosa è MR – Mrs PESC

Mr – Mrs Pesc è una poltrona che scotta – Lo chiamano Mr – Mrs Pesc, che è l’acronimo per Politica estera e di sicurezza comune. Dovrebbe essere il volto e la voce dell’Unione in materia di politica estera, la risposta alla famosa battuta di Henry Kissinger: «Quando voglio parlare con l’Europa, non so mai a chi devo telefonare».
Ma il ruolo e le funzioni dell’Alto rappresentante restano oscure, come il nomignolo che gli hanno affibbiato. La carica è stata creata con il Trattato di Amsterdam per cercare di dare un minimo di coordinamento alla politica estera europea dopo i cocenti fallimenti della crisi jugoslava. Si trattava di uno schiaffo evidente alla Commissione. Ma, a quel tempo, l’esecutivo comunitario era guidato da Jacques Santer, che a prendere schiaffi dalle capitali c’ era abituato. L’Alto rappresentante è nominato direttamente dai governi dei Quindici e risponde solo ed esclusivamente a loro. Non deve ricevere l’investitura dal Parlamento europeo, contrariamente al presidente della Commissione. Non ha alcun obbligo giuridico di coordinare il proprio operato con l’esecutivo comunitario. La poltrona, tuttavia, è di quelle che contano. L’Alto rappresentante, infatti, ha anche l’incarico formale di segretario generale del consiglio dei ministri dell’Unione (anche se i compiti operativi del segretariato sono assolti da un vicesegretario generale). Inoltre, poiché si occupa anche di difesa oltre che di politica estera, è anche segretario generale dell’Ueo, il braccio militare dell’ Unione.

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In Palestina non c’è solo Hamas, ci sono partiti diversi come in Israele e come in qualsiasi altra parte del mondo. In Palestina ci sono anche forze laiche e anticapitaliste, sicuramente quelle a cui noi ci sentiamo più vicini. Abbiamo chiesto ad Ares, un compagno palestinese, un contributo per la pagina che pubblichiamo con grande piacere.

«Il più grande colpevole di quello che sta succedendo a Gaza è semplicemente il capitalismo. E tutti i suoi figli, sionismo, colonialismo, nazionalismo, li trovi sempre lì a distribuire disuguaglianza, morte, distruzione e profitti per pochi.

Perché non sono gli ebrei che bombardano Gaza, ma idioti che si nascondono dietro un’idea di nazionalismo religioso, che si chiama sionismo ed è nato 100 anni fa da uomini d’affari che cercavano una terra dove fare uno Stato. Ma gli ebrei già vivevano in Palestina, convivevano con cristiani e musulmani. Gli ebrei, musulmani e cristiani hanno sempre convissuto in tutto in tutto il mondo arabo, dal Marocco allo Yemen.

11 luglio 2014

Speciale Mose

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di Marco Cedolin

Il MOSE (acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico) si pone nell’ambito delle grandi opere con la peculiarità di essere un progetto caratterizzato dalla sua “unicità” non esistendo nel mondo opere analoghe per grandezza ed impatto ambientale , né un problema analogo come complessità a quello che l’infrastruttura si propone di risolvere.

Il fenomeno dell’acqua alta, costituito da un’alta marea particolarmente significativa, caratterizza da sempre la laguna veneta e crea particolari disagi nella città di Venezia, determinando l’allagamento di piazze, abitazioni ed esercizi commerciali.
Nel corso dell’ultimo secolo il problema si è acuito notevolmente a causa del progressivo ridimensionamento della differenza fra il suolo della città e il livello del mare…..

che è stato calcolato in circa 25 cm. Fra le varie concause che hanno contribuito a determinare lo “sprofondamento” di Venezia molte di esse sono direttamente imputabili all’intervento umano, altre come l’innalzamento degli oceani a causa dell’effetto serra lo sono indirettamente.


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